Riassunto
delle lezioni precedenti:
Dal
1971 non sono più necessarie riserve aurifere in lingotti d’oro per garantire
le emissioni monetarie.
Lezione 02:
Stampare denaro produce un arricchimento puro per chi ha questo potere.
Il
denaro viene stampato dalle Banche
Centrali che sono, molto spesso, di proprietà
privata. Le banche Centrali sono le proprietarie
esclusive del denaro da esse creato all’atto di emissione.
Gli Stati, che hanno smesso di
stampare il loro denaro, devono prenderlo a prestito
dal sistema bancario privato, incrementando il proprio debito pubblico.
Lezione 03: Non è vero che emettere nuova moneta
provoca necessariamente inflazione. Tutto dipende da come
viene impiegata la nuova moneta emessa.
In
questa lezione:
Il
destino dell’Italia è oggi in mano a non più di 20 persone: i responsabili degli
unici 20 gruppi bancari che possono partecipare alle aste dei titoli di stato
italiani.
I titoli di stato
Quando allo Stato Italiano non basta il denaro delle entrate per
pagare le proprie spese, non avendo più le
alternative di una volta, deve necessariamente chiederlo in prestito. Lo Stato
si fa prestare soldi vendendo “titoli di stato”.
Un titolo di stato è un
documento con cui lo Stato si impegna, a fronte di un prestito, a restituire la
cifra entro un tempo determinato, aumentata dell’interesse concordato.
Esempio: Vendita di BTP a 10 anni per
complessivi 5 miliardi di Euro al 4% significa che lo Stato ha ricevuto in
prestito 5 miliardi di Euro e si impegna a restituirli in 10 anni pagando in
aggiunta l’interesse annuo del 4% (40 milioni annui x 10 anni = 400 milioni) ai
possessori di tali titoli.
I titoli di stato italiani si
chiamano BOT (Buoni Ordinari del Tesoro), CCT (Certificati di Credito del
Tesoro), BTP (Buoni del Tesoro Poliennali), CTZ (Certificati del Tesoro Zero coupon),
ecc. Differiscono tra loro nei tempi e nelle modalità di restituzione del
prestito e degli interessi.
Da oggi in poi quando sentirete
dire in TV: “…… è andata bene l’asta dei
titoli di stato e sono stati venduti titoli per 30 miliardi di Euro ……..”
anziché gioire pensate che li dovremo
restituire e che il nostro debito
pubblico aumenterà di ulteriori 30 miliardi e dei relativi interessi.
Chi compra i titoli di
stato ?
I titoli di stato sono posseduti da una moltitudine di soggetti
nazionali ed esteri: banche centrali, banche commerciali, aziende, privati
cittadini, la vecchietta vicina di casa, ecc. Ma questi soggetti non possono
partecipare all’asta dei titoli; possono
solo acquistarli di seconda, terza, quarta mano ecc. sul mercato cosiddetto
secondario.
Poiché le cifre in gioco sono notevoli,
solo pochissimi grandi istituti bancari sono stati accreditati dal Ministero
del Tesoro e dalla Banca d’Italia per poter partecipare alle aste dei titoli di
stato italiani. Sono in tutto 20 banche
dette “specialisti in titoli di stato”: si tratta di Barclays (inglese), Bnp Paribas
(francese), Citigroup (americana), Commerzbank (tedesca), Crédit Agricole
(francese), Credit Suisse (svizzera), Deutsche Bank (tedesca), Goldman Sachs
(americana), Hsbc (inglese), Ing Bank (olandese), Jp Morgan (americana),
Merrill Lynch (americana), Morgan Stanley (americana), Nomura (giapponese),
Royal Bank of Scotland (inglese), Société Générale (francese) e Ubs (svizzera).
Accanto a loro le italiane Banca Imi, Unicredit e Mps.
Dopo aver acquistato i titoli
all’asta, queste 20 banche possono rivenderli a chiunque nel mercato secondario
(es: in borsa) e, con ulteriori passaggi di mano, farli arrivare fino ai
singoli risparmiatori.
In pratica solo 20 persone decidono se comprare e a quanto
comprare i titoli dello Stato Italiano. E’ curioso sapere che queste
persone si incontrano in numerose occasioni e partecipano alle stesse
organizzazioni internazionali (Trilateral Commission, World Economic Forum,
Bilderberg Group, ecc.) Se volessero mettersi d’accordo (chi giurerebbe che non
sia già successo?) potrebbero concordare strategie comuni di mercato per
massimizzare i loro profitti. E’ così assurdo pensare che il nostro Paese sia schiavo della grande finanza internazionale ?
Affinchè i signori della finanza possano continuare a guadagnare
grosse somme con lo Stato Italiano è necessario che:
1)
Venga mantenuto lo “status quo” cioè non venga riproposto
il ritorno alla SOVRANITA’ MONETARIA DELLA NAZIONE ITALIANA;
2)
Ci sia nella nazione il più totale silenzio dei
media e la più totale ignoranza riguardo al significato e alle positive conseguenze
economiche e sociali della SOVRANITA’ MONETARIA;
3)
I governi, senza pietà per la gente, facciano di
tutto per ripagare i debiti così assunti prelevando imposte e tasse dai
portafogli dei cittadini, vendendo beni e aziende dello Stato e non
preoccupandosi di produrre recessione e disoccupazione.
Riflettiamo: per una banca è molto conveniente essere creditrice di
uno Stato. Il lavoro sporco di “recupero crediti” lo fanno i politici e gli
organi dello Stato (Equitalia & C.). E i cittadini non immaginano nemmeno
lontanamente a chi stanno andando i loro soldi.
Per fare questo sporco lavoro, i politici compiacenti devono
naturalmente essere ricompensati: si può conceder loro di conservare poltrone e
privilegi, si possono finanziare i loro partiti, si possono finanziare le loro
campagne elettorali, si possono guidare le TV ed i telegiornali in modo che diano
loro sostegno e, infine, si può fare in modo che tutti gli eventuali dossier
esistenti su di loro, rimangano chiusi dentro i cassetti.
E i politici sanno di dover stare
al gioco. Hanno firmato un patto col diavolo !
Chissà se rientra in questa
logica anche il comportamento del nostro Presidente della Repubblica che
ultimamente ha nominato tre governi consecutivi di banchieri senza interpellare
i cittadini. Forse anche Napolitano risponde a qualcuno più in alto di lui ?
Naturalmente sono solo ipotesi.
Non posso credere che ci sia qualcosa di vero.
Qualcuno però dice che esistono e
li chiama “poteri forti” o “poteri occulti”. Sono poteri “globali”.
Non hanno confini territoriali. Il potere del denaro è superiore a qualunque
potere politico. Gestiscono, in maniera più o meno visibile, le istituzioni
finanziarie, le multinazionali, l’informazione giornalistica e televisiva, le
più grandi istituzioni internazionali, l’Unione Europea, i candidati alle
elezioni di innumerevoli stati “democratici”.
Il divorzio tra Tesoro e
Banca d’Italia
Torniamo al collocamento dei titoli di stato. Ha sempre funzionato
così ? No !
12 febbraio 1981. L’allora Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta,
nell’ambito delle proprie esclusive competenze, ridefinì le modalità di
partecipazione della Banca d’Italia alle aste dei titoli di stato italiani.
Questo nuovo regolamento esimeva la Banca d’Italia dal garantire il
collocamento integrale, come ultimo acquirente, dei titoli emessi dal Ministero
del Tesoro. Ebbe così luogo il cosiddetto "divorzio"
fra Tesoro e Banca d'Italia. Il divorzio non ebbe allora il consenso
politico ma ebbe quello dell’allora Governatore della Banca d’Italia Carlo
Azeglio Ciampi.
Fino ad allora, la Banca d’Italia, pur essendo un istituto
autonomo, a fronte di richieste motivate
del Tesoro di nuova moneta a copertura di spese ordinarie, doveva accordare nuove emissioni monetarie.
Dal 1981 lo Stato non potè più chiedere la copertura della differenza tra spese
e tributi alla Banca d’Italia, a tassi contenuti, ma dovette iniziare a
collocare i propri titoli sul mercato aperto, pagando tassi di mercato.
In parole povere: fino al 1981, se il Tesoro lo chiedeva, la Banca d’Italia doveva garantire l’acquisto dei titoli non collocati stampando nuovo denaro creato dal nulla !
Lo spread
Chiariamo ora i concetti di mercato
primario e secondario. La distinzione avviene con riferimento alla compravendita
ed alla negoziazione di titoli di stato ma anche di azioni e altri strumenti
finanziari.
Il mercato
finanziario primario è il luogo dove vengono trattati gli strumenti
finanziari di nuova emissione (cioè quelli che vengono venduti per la prima
volta a seguito della loro creazione). Qui vengono collocati i titoli di stato
di nuova emissione da parte del Ministero del Tesoro. In parole povere, per i titoli di stato, le aste rappresentano il
mercato primario.
Nel caso del mercato secondario, invece, la
negoziazione riguarda titoli già collocati sul mercato (che cioè vengono
rivenduti per la seconda, terza, quarta volta ecc..). La Borsa, per esempio, è
un mercato secondario. In parole povere,
il mercato finanziario secondario è il luogo dove sono trattati non i titoli
nuovi ma i titoli già in circolazione, che vi rimangono fino alla loro
eventuale scadenza.
Spread. Prima di darne la
definizione cerchiamo di capire perché il rendimento dei titoli cambia ad ogni
compravendita. Succede questo:
1)
prima lo Stato Italiano vende i suoi titoli sul
mercato primario (asta) fissando il tasso di interesse che dovrà pagare ai
possessori.
2)
Poi, sui mercati secondari, gli investitori iniziali vendono questi titoli, che poi vengono rivenduti ad altri, e che poi vengono rivenduti ad altri ancora, ecc. . In queste
successive compravendite i prezzi variano perciò il rendimento finale
necessariamente varia per l’acquirente finale. Ciò che rimane fisso è invece
ciò che si è impegnato a pagare lo Stato.
Esempio
numerico:
Lo Stato Italiano vende 100 Euro di titoli
ad 1 anno all’interesse del 5%. Li compra la Banca Tizia sul mercato primario.
La Banca Tizia spende 100 Euro e si attende di riprenderne 105.
Rendimento per
la Banca Tizia: r =
(105-100)/100 cioè r = 5%
La Banca Tizia però non tiene questi titoli
e li rivende alla Baca Caia per 102 Euro. La Banca Caia spende 102 Euro e si
attende di riprenderne 105.
Rendimento per
la Banca Caia: r =
(105-102)/102 cioè r = 2,94%
Se quei titoli vengono venduti e comprati
tutti i giorni, il loro rendimento continua a cambiare quotidianamente (in più
o in meno). Ciò che invece non cambia è quanto deve pagare lo Stato Italiano:
cioè il 5% !
Quindi i
rendimenti calcolati sui mercati secondari sono molto ballerini e
dipendono da un’infinità di fattori e di volontà di acquisto.
Ora veniamo
alla definizione di SPREAD: Differenza tra i rendimenti dei BTP
italiani e dei Bunds tedeschi calcolata sulla media delle compravendite
giornaliere del mercato secondario.
Esempio
numerico:
I
BTP italiani in un dato giorno, sul mercato secondario, vengono negoziati con
rendimento r = 2,85%
I
Bunds tedeschi, nello stesso giorno vengono negoziati con rendimento r
= 1,18%
SPREAD = (2,85 – 1,18)*100 = 167 punti base
Conclusione:
Il destino dell’Italia è oggi in mano a non più di 20 persone: i responsabili
degli unici 20 gruppi bancari che possono partecipare alle aste dei titoli di
stato italiani.