lunedì 3 novembre 2014

I TITOLI DI STATO - Lezione 04 - Breve saggio di cultura monetaria

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Riassunto delle lezioni precedenti:

Lezione 01: Il denaro oggi si crea dal nulla!   Se si vuole, quando si vuole e quanto si vuole!
Dal 1971 non sono più necessarie riserve aurifere in lingotti d’oro per garantire le emissioni monetarie.

Lezione 02: Stampare denaro produce un arricchimento puro per chi ha questo potere.
Il denaro viene stampato dalle Banche Centrali che sono, molto spesso, di proprietà privata. Le banche Centrali sono le proprietarie esclusive del denaro da esse creato all’atto di emissione.
Gli Stati, che hanno smesso di stampare il loro denaro, devono prenderlo a prestito dal sistema bancario privato, incrementando il proprio debito pubblico.

Lezione 03: Non è vero che emettere nuova moneta provoca necessariamente inflazione. Tutto dipende da come viene impiegata la nuova moneta emessa.


In questa lezione:
Il destino dell’Italia è oggi in mano a non più di 20 persone: i responsabili degli unici 20 gruppi bancari che possono partecipare alle aste dei titoli di stato italiani.


I titoli di stato

Quando allo Stato Italiano non basta il denaro delle entrate per pagare le proprie spese, non avendo più le alternative di una volta, deve necessariamente chiederlo in prestito. Lo Stato si fa prestare soldi vendendo “titoli di stato”.

Un titolo di stato è un documento con cui lo Stato si impegna, a fronte di un prestito, a restituire la cifra entro un tempo determinato, aumentata dell’interesse concordato.

Esempio:                                Vendita di BTP a 10 anni per complessivi 5 miliardi di Euro al 4% significa che lo Stato ha ricevuto in prestito 5 miliardi di Euro e si impegna a restituirli in 10 anni pagando in aggiunta l’interesse annuo del 4% (40 milioni annui x 10 anni = 400 milioni) ai possessori di tali titoli.

I titoli di stato italiani si chiamano BOT (Buoni Ordinari del Tesoro), CCT (Certificati di Credito del Tesoro), BTP (Buoni del Tesoro Poliennali), CTZ (Certificati del Tesoro Zero coupon), ecc. Differiscono tra loro nei tempi e nelle modalità di restituzione del prestito e degli interessi.

Da oggi in poi quando sentirete dire in TV:  “…… è andata bene l’asta dei titoli di stato e sono stati venduti titoli per 30 miliardi di Euro ……..” anziché gioire pensate che li dovremo restituire e che il nostro debito pubblico aumenterà di ulteriori 30 miliardi e dei relativi interessi.


Chi compra i titoli di stato ?
I titoli di stato sono posseduti da una moltitudine di soggetti nazionali ed esteri: banche centrali, banche commerciali, aziende, privati cittadini, la vecchietta vicina di casa, ecc. Ma questi soggetti non possono partecipare all’asta dei titoli;  possono solo acquistarli di seconda, terza, quarta mano ecc. sul mercato cosiddetto secondario.

Poiché le cifre in gioco sono notevoli, solo pochissimi grandi istituti bancari sono stati accreditati dal Ministero del Tesoro e dalla Banca d’Italia per poter partecipare alle aste dei titoli di stato italiani. Sono in tutto 20 banche dette “specialisti in titoli di stato”:  si tratta di Barclays (inglese), Bnp Paribas (francese), Citigroup (americana), Commerzbank (tedesca), Crédit Agricole (francese), Credit Suisse (svizzera), Deutsche Bank (tedesca), Goldman Sachs (americana), Hsbc (inglese), Ing Bank (olandese), Jp Morgan (americana), Merrill Lynch (americana), Morgan Stanley (americana), Nomura (giapponese), Royal Bank of Scotland (inglese), Société Générale (francese) e Ubs (svizzera). Accanto a loro le italiane Banca Imi, Unicredit e Mps.
Dopo aver acquistato i titoli all’asta, queste 20 banche possono rivenderli a chiunque nel mercato secondario (es: in borsa) e, con ulteriori passaggi di mano, farli arrivare fino ai singoli risparmiatori.

In pratica solo 20 persone decidono se comprare e a quanto comprare i titoli dello Stato Italiano. E’ curioso sapere che queste persone si incontrano in numerose occasioni e partecipano alle stesse organizzazioni internazionali (Trilateral Commission, World Economic Forum, Bilderberg Group, ecc.) Se volessero mettersi d’accordo (chi giurerebbe che non sia già successo?) potrebbero concordare strategie comuni di mercato per massimizzare i loro profitti. E’ così assurdo pensare che il nostro Paese sia schiavo della grande finanza internazionale ?

Affinchè i signori della finanza possano continuare a guadagnare grosse somme con lo Stato Italiano è necessario che:
1)      Venga mantenuto lo “status quo” cioè non venga riproposto il ritorno alla SOVRANITA’ MONETARIA DELLA NAZIONE ITALIANA;
2)      Ci sia nella nazione il più totale silenzio dei media e la più totale ignoranza riguardo al significato e alle positive conseguenze economiche e sociali della SOVRANITA’ MONETARIA;
3)      I governi, senza pietà per la gente, facciano di tutto per ripagare i debiti così assunti prelevando imposte e tasse dai portafogli dei cittadini, vendendo beni e aziende dello Stato e non preoccupandosi di produrre recessione e disoccupazione.

Riflettiamo: per una banca è molto conveniente essere creditrice di uno Stato. Il lavoro sporco di “recupero crediti” lo fanno i politici e gli organi dello Stato (Equitalia & C.). E i cittadini non immaginano nemmeno lontanamente a chi stanno andando i loro soldi.
Per fare questo sporco lavoro, i politici compiacenti devono naturalmente essere ricompensati: si può conceder loro di conservare poltrone e privilegi, si possono finanziare i loro partiti, si possono finanziare le loro campagne elettorali, si possono guidare le TV ed i telegiornali in modo che diano loro sostegno e, infine, si può fare in modo che tutti gli eventuali dossier esistenti su di loro, rimangano chiusi dentro i cassetti.
E i politici sanno di dover stare al gioco. Hanno firmato un patto col diavolo !

Chissà se rientra in questa logica anche il comportamento del nostro Presidente della Repubblica che ultimamente ha nominato tre governi consecutivi di banchieri senza interpellare i cittadini. Forse anche Napolitano risponde a qualcuno più in alto di lui ?
Naturalmente sono solo ipotesi. Non posso credere che ci sia qualcosa di vero.

Qualcuno però dice che esistono e li chiama “poteri forti” o “poteri occulti”. Sono poteri “globali”. Non hanno confini territoriali. Il potere del denaro è superiore a qualunque potere politico. Gestiscono, in maniera più o meno visibile, le istituzioni finanziarie, le multinazionali, l’informazione giornalistica e televisiva, le più grandi istituzioni internazionali, l’Unione Europea, i candidati alle elezioni di innumerevoli stati “democratici”.


Il divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia

Torniamo al collocamento dei titoli di stato. Ha sempre funzionato così ?  No !


12 febbraio 1981. L’allora Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta, nell’ambito delle proprie esclusive competenze, ridefinì le modalità di partecipazione della Banca d’Italia alle aste dei titoli di stato italiani. Questo nuovo regolamento esimeva la Banca d’Italia dal garantire il collocamento integrale, come ultimo acquirente, dei titoli emessi dal Ministero del Tesoro. Ebbe così luogo il cosiddetto "divorzio" fra Tesoro e Banca d'Italia. Il divorzio non ebbe allora il consenso politico ma ebbe quello dell’allora Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi.

Fino ad allora, la Banca d’Italia, pur essendo un istituto autonomo, a fronte di richieste motivate del Tesoro di nuova moneta a copertura di spese ordinarie, doveva accordare nuove emissioni monetarie. Dal 1981 lo Stato non potè più chiedere la copertura della differenza tra spese e tributi alla Banca d’Italia, a tassi contenuti, ma dovette iniziare a collocare i propri titoli sul mercato aperto, pagando tassi di mercato.


In parole povere:  fino al 1981, se il Tesoro lo chiedeva, la Banca d’Italia doveva garantire l’acquisto dei titoli non collocati stampando nuovo denaro creato dal nulla !


Lo spread
Chiariamo ora i concetti di mercato primario e secondario. La distinzione avviene con riferimento alla compravendita ed alla negoziazione di titoli di stato ma anche di azioni e altri strumenti finanziari.
Il mercato finanziario primario è il luogo dove vengono trattati gli strumenti finanziari di nuova emissione (cioè quelli che vengono venduti per la prima volta a seguito della loro creazione). Qui vengono collocati i titoli di stato di nuova emissione da parte del Ministero del Tesoro. In parole povere, per i titoli di stato, le aste rappresentano il mercato primario.
Nel caso del mercato secondario, invece, la negoziazione riguarda titoli già collocati sul mercato (che cioè vengono rivenduti per la seconda, terza, quarta volta ecc..). La Borsa, per esempio, è un mercato secondario. In parole povere, il mercato finanziario secondario è il luogo dove sono trattati non i titoli nuovi ma i titoli già in circolazione, che vi rimangono fino alla loro eventuale scadenza.
Spread. Prima di darne la definizione cerchiamo di capire perché il rendimento dei titoli cambia ad ogni compravendita. Succede questo:
1)      prima lo Stato Italiano vende i suoi titoli sul mercato primario (asta) fissando il tasso di interesse che dovrà pagare ai possessori.
2)      Poi, sui mercati secondari, gli investitori iniziali vendono questi titoli, che poi vengono rivenduti ad altri, e che poi vengono rivenduti ad altri ancora, ecc. . In queste successive compravendite i prezzi variano perciò il rendimento finale necessariamente varia per l’acquirente finale. Ciò che rimane fisso è invece ciò che si è impegnato a pagare lo Stato.
Esempio numerico:
Lo Stato Italiano vende 100 Euro di titoli ad 1 anno all’interesse del 5%. Li compra la Banca Tizia sul mercato primario. La Banca Tizia spende 100 Euro e si attende di riprenderne 105.
Rendimento per la Banca Tizia:                r = (105-100)/100             cioè        r = 5%
La Banca Tizia però non tiene questi titoli e li rivende alla Baca Caia per 102 Euro. La Banca Caia spende 102 Euro e si attende di riprenderne 105.
Rendimento per la Banca Caia:                r = (105-102)/102             cioè        r = 2,94%
Se quei titoli vengono venduti e comprati tutti i giorni, il loro rendimento continua a cambiare quotidianamente (in più o in meno). Ciò che invece non cambia è quanto deve pagare lo Stato Italiano: cioè il 5% !
Quindi i rendimenti calcolati sui mercati secondari sono molto ballerini e dipendono da un’infinità di fattori e di volontà di acquisto.

Ora veniamo alla definizione di SPREAD: Differenza tra i rendimenti dei BTP italiani e dei Bunds tedeschi calcolata sulla media delle compravendite giornaliere del mercato secondario.
Esempio numerico:
I BTP italiani in un dato giorno, sul mercato secondario, vengono negoziati con rendimento     r = 2,85%
I Bunds tedeschi, nello stesso giorno vengono negoziati con rendimento            r = 1,18%
SPREAD = (2,85 – 1,18)*100 = 167 punti base


Conclusione: Il destino dell’Italia è oggi in mano a non più di 20 persone: i responsabili degli unici 20 gruppi bancari che possono partecipare alle aste dei titoli di stato italiani.