In questa lezione:
Il denaro oggi si crea dal
nulla! Se
si vuole, quando
si vuole e quanto
si vuole! Dal 1971 non sono più necessarie riserve aurifere in
lingotti d’oro per garantire le emissioni monetarie.
Dal
baratto alle monete
Dalle
monete alle banconote
Nel medioevo, i ricchi
commercianti che compivano viaggi d’affari per comprare merci,
dovevano spostarsi trasportando con loro grandi forzieri pieni di
monete d’oro con la scomodità di farsi scortare da guardie armate
e con il rischio di essere aggrediti da banditi e briganti. Alcuni
orefici ebbero l’idea di trasformare i loro negozi in “banchi”
(poi diventati “banche”) di deposito di oro fornendo un servizio
di custodia e rilasciando ai rispettivi proprietari “fedi di
deposito” cartacee. Nacquero così le prime banche con la loro
prima funzione cardine: quella di DEPOSITO. Chi possedeva una
fede di deposito poteva ritirare il corrispondente oro presso il
banco emettitore. Le fedi di deposito erano “titoli di
proprietà”.
Gli orefici cominciarono
a notare che l’oro depositato nelle loro casse veniva prelevato
solo in piccola parte mentre la maggior quantità rimaneva in
giacenza nei loro forzieri. Sperando che mai tutti i proprietari
avrebbero chiesto indietro contemporaneamente il loro oro, iniziarono
a prestare quell’oro inutilizzato giacente nelle loro casseforti.
Ossia le banche cominciarono ad intuire la convenienza di “prestare
la ricchezza altrui”, anziché la propria, lucrandoci sopra gli
interessi. Fu questa l’origine della seconda funzione cardine delle
banche: l’ATTIVITA’ CREDITIZIA.
Gli orefici non
prestavano direttamente l’oro ma emettevano delle “note di banco”
cartacee (dette “banconote”) cioè dei fogli di carta nei quali
veniva indicato il valore del credito e l’impegno del banco a
convertire in oro tali banconote su semplice richiesta del portatore
(cioè “a pagarle a vista al portatore”). Chi avesse ricevuto in
prestito una banconota dal banco avrebbe dovuto restituire, alla
scadenza, la banconota (o l’equivalente in oro) con il relativo
interesse. Le banconote erano pertanto “titoli di credito”.
Col tempo si notò che in media solo il 10% delle banconote veniva
riconvertito in oro mentre le restanti banconote continuavano a
passare di mano in mano al posto dell’oro. Ciò considerato, le
banche iniziarono ad emettere molte più banconote dell’oro
realmente detenuto con un rapporto 10:1. L’imprevista richiesta di
conversione di quantitativi superiori di banconote avrebbe potuto
provocare la “bancarotta” della banca.
Pertanto possedere una banconota, che riportava per iscritto l’impegno del banco emettitore a convertire in oro tale nota in qualsiasi momento (“pagabili a vista al portatore”), per il portatore era garanzia di possedere non un semplice foglietto colorato ma un reale credito in oro nei confronti dell’ente emettitore. La credibilità della banconota dipendeva dalla credibilità del banco emettitore cioè dalla capacità di questo di soddisfare tutte le richieste di conversione in oro. Un banco emettitore doveva possedere pertanto quantità sufficienti di oro atte a garantire la massa monetaria emessa.
Supponiamo che nel
medioevo un ricco Signore volesse emettere delle monete d’oro con
impressa la propria effigie e chiamarle Ducati. Supponiamo che per
sua decisione ogni Ducato corrispondesse ad 1 grammo di oro. Il
Signore fondeva il proprio oro e coniava monete da 1 grammo
riportanti la scritta “1 Ducato”; monete da 5 grammi con la
scritta “5 Ducati” e così via. Il “valore reale” della
moneta era cioè uguale al “valore facciale” riportato su di
essa. L’attività di emissione della moneta così condotta non
portava al Signore alcun arricchimento. Se però nel tempo avesse
cominciato ad emettere monete con su scritto “5 Ducati” ma
contenenti 4,5 grammi d’oro e 0,5 grammi di metallo non prezioso,
allora avrebbe cominciato ad arricchirsi tramite l’attività di
emissione della moneta. Storicamente prende il nome di “signoraggio
primario o da emissione” (cioè “aggio del Signore”)
l’arricchimento esclusivo di cui può beneficiare l’emettitore di
moneta calcolato come differenza tra il “valore facciale” della
moneta e il “valore reale” di questa.
Anche l’emissione di
banconote non totalmente garantite da sufficiente oro produce
signoraggio ad esclusivo vantaggio dell’ente emettitore.
Esempio: se una Banca Centrale di Emissione emette banconote per un
totale di 1.000.000 di Lire ma possiede, a garanzia di queste, un
valore in oro equivalente a solo 100.000 Lire, avrà avuto un
arricchimento esclusivo (cioè un reddito da signoraggio) di 900.000
Lire!
Nel tempo, le Banche
Centrali di Emissione (che chiameremo d’ora in avanti per brevità
‘Banche Centrali’) e/o gli Stati hanno emesso molto più denaro
di quanto avrebbero potuto garantire con le loro riserve aurifere pur
continuando ad assicurarne la convertibilità (con la scritta sulle
banconote “Pagabili a vista al portatore”). Come tutti possono
comprendere, l’emissione monetaria si dimostrava essere un’attività
estremamente lucrosa.
Ma non finisce qui.
L’attività di emissione monetaria è diventata assolutamente la
più lucrosa al mondo da quando, nel 1971, si è concordato a livello
internazionale di svincolare definitivamente le nuove emissioni di
moneta dalla convertibilità in oro! Si, proprio così. Le banche
centrali e/o gli stati oggi emettono denaro se, quanto e quando
vogliono, senza doverlo più garantire!
Prima di fare degli
esempi di reddito da emissione (signoraggio) si ricorda che,
attualmente, solo il 2% delle emissioni avviene sotto forma di
contanti (monete e banconote) mentre il restante 98% avviene tramite
operazioni di creazione elettronica al computer. Esempi di
signoraggio:
Stampa
banconota da 100 Euro: Spese per carta e
inchiostro ecc. = 0,3 Euro
Reddito
da signoraggio = 100 - 0,3 = 99,7 Euro
Emissione
elettronica di 100 Euro: Spese per premere il
tasto di un computer: = 0 Euro
Reddito
da signoraggio = 100 - 0 = 100 Euro
Gli
accordi di Bretton Woods e i sistemi monetari
Il cambiamento è
epocale. Gli emettitori autorizzati di moneta (Stati o Banche
Centrali) non hanno più l’obbligo di garantire le nuove emissioni
monetarie con beni reali (riserve aurifere o altro). Dal 1971, in
tutto il mondo, il denaro si crea dal nulla prendendo anche il nome
di “fiat money” o di denaro “ex nihilo”. Le valute nazionali
diventano soltanto:
- fogli di carta colorati senza un valore intrinseco (scompare la scritta sulle banconote “pagabili a vista al portatore”)
- numeretti sui computer delle banche. Ma soltanto agli Stati o alle Banche Centrali delegate è dato il potere di aumentare quei numeri (cioè i saldi dei conti correnti gestiti), generando nuova moneta dal nulla, con un semplice click.
Solo pochi addetti ai
lavori compresero la portata planetaria di questa decisione ed iniziò
così la corsa della finanza privata alla conquista del pacchetto
azionario delle Banche Centrali.
Moneta
scritturale
Per completare la
disamina delle tipologie di moneta non si deve dimenticare la moneta
scritturale. Questa è moneta smaterializzata impiegata in
transazioni in cui non si realizza un trasferimento di contante e
consiste solo in una registrazione (scrittura) in conti di coloro che
partecipano alla transazione. Sono moneta scritturale i conti
correnti bancari, gli assegni circolari, le lettere di credito, ecc…
Essendo la moneta scritturale un titolo di credito, la sua
affidabilità dipende dalla capacità dell’emettitore di convertire
tale scrittura in contante.
Conclusione:
Il denaro oggi si crea dal
nulla! Se
si vuole, quando
si vuole e quanto
si vuole! Dal 1971 non sono più necessarie riserve aurifere in
lingotti d’oro per garantire le emissioni monetarie.

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