Riassunto
delle lezioni precedenti:
Dal 1971 non sono più
necessarie riserve aurifere in lingotti d’oro per garantire le emissioni
monetarie.
Lezione
02: Stampare denaro produce un
arricchimento puro per chi ha questo potere.
Il denaro viene stampato
dalle Banche Centrali che sono,
molto spesso, di proprietà privata.
Le banche Centrali sono le proprietarie
esclusive del denaro da esse creato all’atto di emissione.
Gli Stati, che hanno smesso di
stampare il loro denaro, devono prenderlo a prestito
dal sistema bancario privato, incrementando il proprio debito pubblico.
In questa lezione:
Non
è vero che emettere nuova moneta provoca necessariamente inflazione. Tutto dipende da come viene impiegata la nuova moneta emessa.
La filastrocca della
nonna
Tutti noi, e tutte le persone che abbiamo intorno, conosciamo questa
filastrocca; a scuola, dai nostri politici, in televisione, sui giornali leggiamo
e/o sentiamo ripetere che:
STAMPARE DENARO
PRODUCE INFLAZIONE
Ma è vero?
NO ! NON BASTA STAMPARE
DENARO PER PRODURRE INFLAZIONE !
Cerchiamo di capire perché e
cominciamo a rifiutare questa equazione troppo semplicistica costruita per
persone poco informate.
Denaro si, ma anche merci
Il denaro è un mezzo di scambio.
Serve per acquistare merci e servizi. In un mercato si stabilisce un equilibrio
tra il denaro circolante e le merci e i servizi esistenti che possono essere
acquistati. Questo equilibrio definisce i prezzi dei suddetti beni. I prezzi cambiano se si turba
questo equilibrio.
1° CASO. Se aumenta la quantità di denaro circolante ma non
aumentano in proporzione le quantità di merci e servizi allora i prezzi di
questi beni tendono a salire. Effettivamente si genera inflazione. La moneta perde potere di acquisto. Chi
possiede un deposito in banca vede svalutarsi il proprio capitale.
Esempio: se uno stato stampa denaro e lo usa solo per spese non
produttive (cioè lo spende senza pretendere la creazione di nuove merci o di nuovi servizi) allora crea inflazione.
2° CASO. Se aumenta la quantità di denaro circolante e
contemporaneamente aumentano in proporzione le quantità di merci e servizi
allora l’equilibrio dei prezzi rimane invariato e non si genera inflazione.
Esempio: se uno stato stampa denaro e lo usa per spese produttive
vincolandolo alla produzione di nuove merci e servizi (realizzazione di nuove
opere pubbliche, infrastrutture, ecc…..) allora non crea inflazione ma crea ricchezza.
3° CASO. Se aumentano le merci e i servizi prodotti dal mercato
ma non cresce proporzionalmente la quantità di denaro circolante, i prezzi
tendono a calare e si genera deflazione.
Dal punto di vista sociale, la deflazione è un male molto più grave
dell’inflazione: la mancanza di sufficiente denaro costringe le aziende a
ridurre la loro produzione se non addirittura a smettere di produrre e a
chiudere i battenti. Le chiusure e i fallimenti delle aziende portano a
licenziamenti e a disoccupazione. La deflazione è quindi il sintomo di
un’economia in recessione che sta morendo e di una società di miseria diffusa.
Esempio: se uno stato non immette sufficiente liquidità nel
mercato, si interrompe la crescita economica e si genera un crollo
dell’economia fino ad arrivare alla deflazione con tutte le sue nefaste
conseguenze.
Quanto denaro è giusto mettere
in circolazione?
Si potrebbe rispondere da
economisti con una montagna di parolone che ci allontanerebbero dalla
comprensione intima del problema. Si potrebbe infatti parlare di “offerta di
moneta, di base monetaria, di aggregati monetari M0, M1, M2, M3, moneta legale,
depositi bancari, scorte monetarie detenute dal pubblico, riserve monetarie
bancarie libere e obbligatorie, velocità di circolazione della moneta,
propensione del pubblico a detenere scorte monetarie, rapporto scorte su
depositi delle banche, ecc.”.
Si potrebbero introdurre diverse
formule che cercano di legare tra loro queste variabili per definire in maniera
predittiva la giusta offerta di moneta. Ma tutte queste formule, o sono dei
modelli approssimati dei sistemi economici estremamente complessi con parametri
talvolta infiniti e/o sconosciuti, oppure sono formule esatte che legano però variabili
impossibili da quantificare. Evitiamo di introdurre quindi equazioni.
Come opera quindi una banca
centrale? Fissa i propri obiettivi, attiva operazioni di politica monetaria
confidando sulle suddette regole, più o meno precise, verifica se ha raggiunto
gli effetti desiderati e, se necessario, pone in essere le eventuali azioni
correttive.
Torniamo alla domanda iniziale.
Quanto denaro è giusto mettere in
circolazione?
A questa domanda bisogna
rispondere con un’altra domanda:
Quale è l’obiettivo che si vuole raggiungere?
Faccio un elenco di obiettivi che
possono essere perseguiti con la politica monetaria di una Banca Centrale
regolando opportunamente l’offerta di moneta. Alcuni sono molto tecnici e
difficilmente comprensibili dai non addetti ai lavori. Altri sono meno noti, altrettanto perseguibili, ma di scarso interesse per una "banca". Alcuni esempi:
1) Obiettivo: mantenere stabile il tasso di crescita, ritenuto accettabile in un certo arco temporale, dell’aggregato monetario ritenuto rilevante (ad esempio M3);
2) Obiettivo: mantenere al valore programmato il tasso di inflazione;
3) Obiettivo: vivacizzare l’economia perseguendo la piena occupazione di tutti i cittadini dello stato.
1) Obiettivo: mantenere stabile il tasso di crescita, ritenuto accettabile in un certo arco temporale, dell’aggregato monetario ritenuto rilevante (ad esempio M3);
2) Obiettivo: mantenere al valore programmato il tasso di inflazione;
3) Obiettivo: vivacizzare l’economia perseguendo la piena occupazione di tutti i cittadini dello stato.
L’obiettivo della “nostra” banca
centrale, la BCE, è il numero 2 cioè: controllare il tasso di inflazione! Lascio
ai lettori qualunque altra considerazione.
Conclusione: Non
è vero che emettere nuova moneta provoca necessariamente inflazione. Tutto dipende da come viene impiegata la nuova moneta emessa.




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