domenica 26 ottobre 2014

INFLAZIONE E DEFLAZIONE - Lezione 03 - Breve saggio di cultura monetaria

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Riassunto delle lezioni precedenti:

Lezione 01: Il denaro oggi si crea dal nulla!   Se si vuole, quando si vuole e quanto si vuole!
Dal 1971 non sono più necessarie riserve aurifere in lingotti d’oro per garantire le emissioni monetarie.

Lezione 02: Stampare denaro produce un arricchimento puro per chi ha questo potere.
Il denaro viene stampato dalle Banche Centrali che sono, molto spesso, di proprietà privata. Le banche Centrali sono le proprietarie esclusive del denaro da esse creato all’atto di emissione.
Gli Stati, che hanno smesso di stampare il loro denaro, devono prenderlo a prestito dal sistema bancario privato, incrementando il proprio debito pubblico.



In questa lezione:

Non è vero che emettere nuova moneta provoca necessariamente inflazione. Tutto dipende da come viene impiegata la nuova moneta emessa.

La filastrocca della nonna
Tutti noi, e tutte le persone che abbiamo intorno, conosciamo questa filastrocca; a scuola, dai nostri politici, in televisione, sui giornali leggiamo e/o sentiamo ripetere che:
STAMPARE DENARO PRODUCE INFLAZIONE
Ma è vero?
NO !      NON BASTA STAMPARE DENARO PER PRODURRE INFLAZIONE !
Cerchiamo di capire perché e cominciamo a rifiutare questa equazione troppo semplicistica costruita per persone poco informate.

Denaro si, ma anche merci
Il denaro è un mezzo di scambio. Serve per acquistare merci e servizi. In un mercato si stabilisce un equilibrio tra il denaro circolante e le merci e i servizi esistenti che possono essere acquistati. Questo equilibrio definisce i prezzi dei suddetti beni. I prezzi cambiano se si turba questo equilibrio.
1° CASO. Se aumenta la quantità di denaro circolante ma non aumentano in proporzione le quantità di merci e servizi allora i prezzi di questi beni tendono a salire. Effettivamente si genera inflazione. La moneta perde potere di acquisto. Chi possiede un deposito in banca vede svalutarsi il proprio capitale.
Esempio: se uno stato stampa denaro e lo usa solo per spese non produttive (cioè lo spende senza pretendere la creazione di nuove merci o di nuovi servizi) allora crea inflazione.
2° CASO. Se aumenta la quantità di denaro circolante e contemporaneamente aumentano in proporzione le quantità di merci e servizi allora l’equilibrio dei prezzi rimane invariato e non si genera inflazione.
Esempio: se uno stato stampa denaro e lo usa per spese produttive vincolandolo alla produzione di nuove merci e servizi (realizzazione di nuove opere pubbliche, infrastrutture, ecc…..) allora non crea inflazione ma crea ricchezza.
3° CASO. Se aumentano le merci e i servizi prodotti dal mercato ma non cresce proporzionalmente la quantità di denaro circolante, i prezzi tendono a calare e si genera deflazione. Dal punto di vista sociale, la deflazione è un male molto più grave dell’inflazione: la mancanza di sufficiente denaro costringe le aziende a ridurre la loro produzione se non addirittura a smettere di produrre e a chiudere i battenti. Le chiusure e i fallimenti delle aziende portano a licenziamenti e a disoccupazione. La deflazione è quindi il sintomo di un’economia in recessione che sta morendo e di una società di miseria diffusa.
Esempio: se uno stato non immette sufficiente liquidità nel mercato, si interrompe la crescita economica e si genera un crollo dell’economia fino ad arrivare alla deflazione con tutte le sue nefaste conseguenze.

Quanto denaro è giusto mettere in circolazione?
Si potrebbe rispondere da economisti con una montagna di parolone che ci allontanerebbero dalla comprensione intima del problema. Si potrebbe infatti parlare di “offerta di moneta, di base monetaria, di aggregati monetari M0, M1, M2, M3, moneta legale, depositi bancari, scorte monetarie detenute dal pubblico, riserve monetarie bancarie libere e obbligatorie, velocità di circolazione della moneta, propensione del pubblico a detenere scorte monetarie, rapporto scorte su depositi delle banche, ecc.”.
Si potrebbero introdurre diverse formule che cercano di legare tra loro queste variabili per definire in maniera predittiva la giusta offerta di moneta. Ma tutte queste formule, o sono dei modelli approssimati dei sistemi economici estremamente complessi con parametri talvolta infiniti e/o sconosciuti, oppure sono formule esatte che legano però variabili impossibili da quantificare. Evitiamo di introdurre quindi equazioni.
Come opera quindi una banca centrale? Fissa i propri obiettivi, attiva operazioni di politica monetaria confidando sulle suddette regole, più o meno precise, verifica se ha raggiunto gli effetti desiderati e, se necessario, pone in essere le eventuali azioni correttive.

Torniamo alla domanda iniziale.
Quanto denaro è giusto mettere in circolazione?
A questa domanda bisogna rispondere con un’altra domanda:
Quale è l’obiettivo che si vuole raggiungere?

Faccio un elenco di obiettivi che possono essere perseguiti con la politica monetaria di una Banca Centrale regolando opportunamente l’offerta di moneta. Alcuni sono molto tecnici e difficilmente comprensibili dai non addetti ai lavori. Altri sono meno noti, altrettanto perseguibili, ma di scarso interesse per una "banca". Alcuni esempi: 
1) Obiettivo: mantenere stabile il tasso di crescita, ritenuto accettabile in un certo arco temporale, dell’aggregato monetario ritenuto rilevante (ad esempio M3); 
2)  Obiettivo: mantenere al valore programmato il tasso di inflazione; 
3) Obiettivo: vivacizzare l’economia perseguendo la piena occupazione di tutti i cittadini dello stato.

L’obiettivo della “nostra” banca centrale, la BCE, è il numero 2 cioè: controllare il tasso di inflazione! Lascio ai lettori qualunque altra considerazione.


Conclusione: Non è vero che emettere nuova moneta provoca necessariamente inflazione. Tutto dipende da come viene impiegata la nuova moneta emessa.


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